Giovedi, 29 giugno 2017 - ORE:02:22

40 miliardi sono liberi ma è tutto fermo


Monti

La situazione appare paradossale, trovata una soluzione non la si può applicare

40 miliardi, 20 entro l’anno e gli altri 20 nel 2014, per saldare poco più della metà dei debiti arretrati della pubblica amministrazione verso le imprese. L’impegno a sbloccare i fondi dopo il nulla osta di Bruxelles è stato annunciato ieri dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli; dal consiglio dei ministri, però, non è uscito il sospirato decreto che avrebbe reso operativi i pagamenti. Ma Grilli ha spiegato che lo sblocco deve necessariamente avvenire in due tempi.

Il primo passo è la revisione dei conti pubblici per «aprire» in bilancio la capienza per gli esborsi. Cosa avvenuta ieri con l’approvazione di una variazione ai saldi di finanza pubblica che sconta il peggioramento del deficit dal 2,4 al 2,9% del Pil quest’anno — con il placet della Commissione Ue — liberando le risorse (lo 0,5% del Pil) da dedicare alla prima tranche di rimborsi. Con la seconda tranche il deficit passerà invece dall’1,3 all’1,7% del Pil nel 2014. Modificate anche le previsioni di crescita, in peggio per quest’anno (-1,3%) e in positivo per il prossimo (+1,3%) anche per l’immissione di nuova liquidità.

La strategia da adottare

BISOGNERÀ poi vedere con quali tecnicalità avverrà lo sblocco. In parte con l’allentamento del patto di stabilità interno che consentirà a Comuni ed enti locali di pagare i loro debiti attingendo a risorse già in cassa. Il grosso però dovrebbe venire dall’emissione di nuovo debito sul mercato; cosa non agevole e non scontata in presenza della crisi cipriota. Da vedere anche come verranno allocati i nuovi fondi.

Si parla di una deroga alle spese 2013 per i cofinanziamenti nazionali dei fondi strutturali comunitari; della concessione di anticipazioni di cassa per il pagamento dei debiti relativi al comparto sanitario; di rimborsi fiscali pregressi a carico dello Stato attraverso l’utilizzo delle giacenze di tesoreria. Il premier Monti ha spiegato il principio delle due fasi con l’esigenza di «non mettere a rischio la situazione, in un momento delicato come questo». Ma durante il cdm l’Anci, l’Ance e Confindustria hanno continuato il pressing, pur convenendo, il presidente degli industriali Giorgio Squinzi, che si tratta «di un primo passo nella giusta direzione, purchè si faccia presto».



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