Sabato, 25 marzo 2017 - ORE:10:43

Fiat – Chrysler: Il Piano Marchionne


Il Piano industriale dell’ Amministratore delegato di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne non è ancora stato svelato nella sua totalità, tuttavia le ultime dichiarazioni di Marchionne e gli ultimi avvenimenti che hanno caratterizzato il mondo dell’auto e l’ormai azienda unica Fiat-Chrysler (Attualmente la Fiat detiene il 58,5% di Chrysler, la restante parte delle quote saranno disponibili dal 2014 ) si possono trarre delle conclusioni significative, cominciando dalle prime cifre del 2011. Il Gruppo Fiat-Chrysler è diventato il 7° produttore mondiale, con 4.061.000 milioni di vetture vendute con un incremento del 10,6% nelle vendite, dovute per lo più alla parte americana dell’azienda, con 59,56 Milardi di Euro di profitti dei quali arrivano da Chrysler 23,6 Miliardi ( da considerare però che la Fiat ha sulle sue spalle tutto il debito di Chrysler che si somma al suo, in totale circa 5,5 Miliardi ).

Queste cifre suggeriscono che la scommessa sta, almeno per il momento, portando dei benefici al gruppo e alla Fiat stessa, anche se ciò mortifica pesantemente il settore di produzione italiano. Ciò che però lascia perplessi sono i continui cabiamenti di dichiarazione di Marchionne sui suoi piani in Italia. Se da prima il problema in Italia per la Fiat era la sua “battaglia”, poi vinta, contro i sindacati ( da ricordare il caso della Fiom e i suoi iscritti che sarebbero, a detta degli operai e dei sindacalisti, discriminati dall’azienda) ora si comincia a dire che forse “non sarebbe più conveniente” mantenere la stessa mole di lavoro nel nostro paese.

Per esempio a Pomigliano dove si parlava di un reintegro di tutta la forza lavoro, per impiegarli con la nuova Panda, sono stati invece reintegrati solo metà dei lavoratori , affermando recentemente che per Pomigliano si utilizzerà solo la forza lavoro che sarà utile , non più tutto l’organico che produceva 4 modelli . Guardando ai fatti, si scopre che sempre più modelli sono prodotti all’estero sì , ma che sono principalmente rivolti all’estero, in particolare al mercato americano ( la Fiat è molto attiva anche in Sud – America, dove è la prima azienda automobilistica ) che viaggia a ritmi molto più elevati di quello europeo .

L’azienda sta trascurando lo sviluppo di nuove tecnologie ( ad esempio l’ibrido o il full-electric ) da tempo e il livello tecnologico dei suoi prodotti è, purtroppo, solo per pochi modelli paragonabile alla concorrenza. Se la Fiat vorrà rimanere sul mercato non potrà usare i lavoratori, i sindacati e i governi come capro espiatorio ma dovrà adeguare il suo prodotto alla concorrenza, tornando agli antichi splendori .



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