Lunedi, 21 agosto 2017 - ORE:19:32

La dura vita del pendolare sui treni del 1982



La crisi economica si è fatta sentire in questi ultimi 6 anni. Quando abiti in Italia viene sempre da porre a confronto l’organizzazione inglese o l’efficienza tedesca. All’estero si vedono strade a più corsie, attrezzate per qualsiasi evenienza, si vedono treni curati e puliti con la donnina che passa con il carrello delle cose da mangiare. Addirittura la Polonia presenta un sistema di viabilità che apparentemente potrebbe risultare migliore di quello italiano. Non siamo sul set di un film di fantascienza. Queste cose all’estero accadono davvero. E invece per i pendolari che si ritrovano a dover convivere con i treni in Italia la situazione è ben diversa. Si parla di disservizi continui, guasti a treni assemblati dall’azienda Fiat nel lontano 1982, ma soprattutto tanto sporco.

Ma cerchiamo di capire meglio come mai trenitalia non riesce a concedere un servizio all’altezza di quei contribuenti che pagano un abbonamento mensile salatissimo per i treni regionali ed interregionali. Bene, la prima ragione è che l’azienda prima era di proprietà statale. Lo stato però vista l’imminente crisi, ha dovuto operare dei taglie e di conseguenza l’azienda è stata data in gestione a un privato. Nel momento in cui la gestione è stata affidata a enti non più statali, l’azienda ha preferito portare avanti 2 obiettivi: il primo un netto miglioramento della linea treni destinata a quella fascia di persone con reddito a 5 zeri (per intenderci solo persone di ceto alto), vale a dire freccia rossa, freccia argento e freccia bianca. Il secondo obiettivo è stato fare un’opera di ringiovanimento degli apparecchi per obliterare i biglietti e un sostanziale contributo per l’acquisto di schermi destinati alla promozione pubblicitaria.

Questo vi fa subito capire che l’azienda con il secondo obiettivo ha preferito operare una scelta di facciata. Non ha giustamente dato spazio alle esigenze della gente comune, che deve usufruire di treni regionali molto vecchi. E’ stato inoltre operato un piano di marketing per dare spazio a tutti quelli sponsor che andranno a ricaricare abbondantemente le casse dell’azienda. In definitiva più c’è crisi e più aumenta il costo dei biglietti; negli ultimi 6 mesi si è registrato un incremento sostanziale di oltre 0,50 centesimi su una corsa semplice di un minimo di 30 km. Un esempio lampante dei disastri causati dalla gestione privata non statale è l’autostrada bretella, dove un tratto da Lucca a Viareggio (percorribile in 15 minuti) viene a costare 3,00 euro. Una cifra folle se consideriamo che in molti paesi dell’estero o si paga una tariffa di 8,00 euro per 10 giorni ( tramite l’acquisto di un adesivo chiamato “vignette”) di autostrada senza limiti come in Austria o Repubblica Ceca, o non si paga assolutamente niente come in Germania.

Una realtà che attualmente resta ben distante dallo stile di vita italiano. Noi italiani infatti siamo ormai abituati ai limiti burocratici che lo stato impone. Il nostro stile di vita potrebbe essere in un futuro prossimo molto più semplificato ed effettivamente incisivo nell’economia del proprio paese, ma questo solo dopo una semplificazione sostanziale dei vincoli burocratici. La verità è che sono sempre i ceti medio bassi a rimetterci, il ricco è sempre tutelato! Sembra quasi un’affermazione da “comunista” la mia, però dovete ammettere che un senso di logica in tutto questo c’è eccome.



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