Giovedi, 24 agosto 2017 - ORE:12:26

Capire il debito pubblico italiano: averne un’idea senza essere economisti


Fin troppo è stato trascurato uno dei grandi problemi italiani: l’ immenso debito pubblico che grava sul “Bel Paese”.

Non è stato più possibile sottovalutarlo dopo gli eventi di fine anno che hanno portato l’ Italia sull’ orlo della bancarotta, salvata dal passo indietro di Berlusconi e la politica economica rigorosa di Monti dopo la massiccia esposizione della BCE, che è tornata a comprare fior di titoli italiani divenuti carta straccia.

I dati, riportati a Febbraio 2012, parlano di un debito che ammonta a 1930 miliardi di Euro; con interessi da pagare che giornalmente sono quantificabili in 87 – 88 milioni di Euro al giorno.

L’ Italia ha un debito pubblico doppio rispetto alla Spagna, anch’ essa a rischio, seppure si considera in percentuale sul PIL; ma la cosa che dovrebbe far riflettere è che il debito sale non per interventi in aiuto dell’ economia “rigorosamente rigorosa”, ma per l’ incapacità di frenare la spesa, a cominciare dagli interessi.

Monti sotto quest’ aspetto sta lavorando bene: questo lo si può osservare dalle critiche che sta ricevendo dai partiti di opposizione e dall’ opinione pubblica che, tutto sommato, ufficialmente non fa calare i consensi verso di lui.

Capire il debito vuol dire però anche capire quando si è generato. Negli anni Ottanta furono principalmente due le varabili: esplosione della spesa pubblica e libera circolazione dei capitali che determinò la prima concorrenza tra i debiti dei vari Paesi.

Gli interessi iniziarono velocemente a salire così che per pagarli si doveva ricorrere a un nuovo indebitamento. Questa tendenza fu poi frenata a partire dal 1992, ovvero l’ entrata sotto il Trattato di Maastricht, e poi con la protezione dell’ Euro come moneta unica.

La crisi ripartì nel 2008 non per nuove spese di sostegno all’ economia ma per il fatto che chi comprava i titoli italiani non si fidava più nonostante l’ Euro: perché comprare titoli italiani quando i tedeschi sono più sicuri?

Ma chi possiede il debito italiano? Riportandoci a dati di pochi mesi fa (luglio 2011) si può affermare che più del 50% del debito italiano fosse collocato presso Holding estere.

La Cina sembra possedere circa il 14% del debito, che è la stessa esposizione dei cittadini italiani. Se volessimo semplificare il paradosso: la Cina investe su di noi quanto noi investiamo su noi stessi.

Per il resto sono le banche europee ad avere una buona esposizione verso di noi in fatto di debito: un 30% circa.

Sembra che quindi il nostro destino dipenda dal convincere sempre più questi soggetti a comprare il nostro debito: pochi mesi fa, con l’ aiuto della BCE ci siamo riusciti. La difficoltà resta grande perché, se la crisi è sistemica, tutti i Paesi cercheranno di fare la stessa cosa mettendo sui mercati più debito per uscire dalla crisi.

In questo periodo di grande incertezza le domande sono : basterà la ricetta Monti? Contenere le spese o investire di più in crescita e sviluppo? Chi dopo Monti? Che Europa dobbiamo aspettarci o immaginarci?

Queste domande saranno fondamentali per poter proseguire in maniera nettamente diversa dal passato ogni discorso su debito italiano.



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