Sabato, 25 marzo 2017 - ORE:10:42

Lavoro: Si ipotizza una riforma in due fasi


Esordisce così Susanna Camusso: “Se non si investe la disoccupazione aumenta, il problema non è se il posto è fisso o non fisso: il posto ora non c’è”. Dichiarazioni sicuramente forti, accompagnate da un logorroico senso di insoddisfazione per la leader di Cgil. Si proseguono i tentativi tra le parti sociali, per trovare un accordo che vada bene all’unanimità. Il soliti problemi che bloccano in parte le fasi di trattazione tra Cisl e Cgil , sono causati dalle differenti vedute in merito alle condizioni dell’articolo 18. E’ avvenuto un’ulteriore incontro tra il ministro del lavoro, Elsa Fornero, e il presidente di rete imprese italia, Marco Venturi. In tale incontro è stata ribadita l’importanza di una buona flessibilità in uscita e meno contributi sulle spalle delle aziende per la cassa in deroga. Intanto Cigl, Cisl e Uil cercano delle soluzioni, e proprio domani alle 15:00 ciascun relativo segretario proverà a sottoporre all’attenzione del governo monti la questione riguardo il decreto mille proroghe. Si sta quindi cercando una maniera di tutelare maggiormente i cittadini, affinchè si eviti un’ulteriore allungamento della propria vita lavorativa dopo il 2012. Molti lavoratori infatti, se non fosse stato per questa ultima riforma, avrebbero potuto ottenere la sacrosanta pensione, che 20 anni fa era garantita con un ansianità contributiva decisamente più bassa. Questo evidenzia sostanzialmente un disagio dello stato italiano che non puo’ essere mascherato. Non esiste una tutela corretta nè per i lavoratori nè per le aziende, poichè i primi rimangono incastrati nel mondo del lavoro, sebbene dovrebbero già essere andati in pensione da qualche anno; mentre i secondi non hanno le dovute garanzie di tutela dei propri interessi di azienda. Questo lo dimostrano le alte percentuale di casi di licenziamenti risolti con un’indennizzo e un reintegro al lavoro della maggioranza dei lavoratori. La logica della politica attuale è indirizzata verso una non concessione della pensione, ma anche una rigidità per quanto riguarda il trattamento delle aziende. Questo di conseguenza, porta a far sì che i giovani non abbiano spazio nel mondo del lavoro italiano. Ma vediamo quali proposte sono state fatte per raggiungere un accordo  tra Confederazione Generale Italiana del Lavoro e la Cisl: La Cisl ha proposto 2 modifiche sostanzali; la prima prevede di tagliare i tempi per le sentenze di licenziamento; la seconda è la concessione di un indennizzo per le persone licenziate per motivi economici. La Cgil invece al contrario, proprone di non toccare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Le imprese a loro volta, invece chiedono una maggiore flessibilità sul piano dei licenziamenti; si parla di diritto al reintegro proposto nell’articolo 18, mantenuto esclusivamente per i licenziamenti discriminatori. Negli altri casi vorrebbero che il reintegro del lavoratore fosse sostituito completamente da un indennizzo. In conclusione si parla solo di un accordo minimo che molto probabilmente non conterà alcuna modifica sostanziale dell’articolo 18. Starà poi al governo Monti e al parlamento effettuare la decisione finale.



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