Lunedi, 24 luglio 2017 - ORE:10:51

Monti all’Ue: “Nessun contagio italiano”


Monti

L’Italia non contagia nessuno: così il premier Mario Monti repplica al commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn. Ieri, in un report piuttosto duro, la Commissione europea spiegava che “l’Italia rimane vulnerabile agli improvvisi cambiamenti degli umori dei mercati” e parlava di potenziali ripercussioni economiche e finanziarie “considerevoli” per l’Eurozona da parte di undici Paesinei quali esisteno “squilibri macroeconomici”. Tra questi, proprio l’Italia.

Nonostante questo, Olli Rehn aveva predetto per il Belpaese una “probabile” uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo alla fine del mese, dopo la pubblicazione dei dati Eurostat e l’aggiornamento del Def. Monti oggi è a Londra in veste di ministro degli Esteri, e ha detto che di considerarsi “lungamente in uscita” e di stare assumendo l’attuale carica “per un tempo di gran lunga troppo lungo”. Monti si “augura” che al vertice dei capi di Stato e di governo del G8 che si terrà il 17 e 18 giugno in Irlanda “ci vada un presidente del Consiglio italiano con pienezza di poteri”.

Italia ancora troppo lontana dalla soluzione

Proprio nell’introduzione al Def – il documento che contiene le previsioni macroeconomiche – il premier spiega che L’italia “è ancora molto distante dagli obiettivi che si è posta nel quadro della strategia europea 2020, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione, il sostegno alla ricerca e lo sviluppo e la riduzione della povertà”. Quindi “è più che mai necessario tenere ferma la barra delle riforme”.

Occorre una manovra da 15 miliardi nel 2015

Dall’aggiornamento ai conti emerge la necessità di una manovra da 15 miliardi nel 2015, 20 nel 2016 e 25 nel 2017 con il rischio dell’Imu “sperimentale” che incombe. Il documento, infatti, calcola la correzione necessaria per condurre l’indebitamento tendenziale dal 2,5% del pil all’1,5% programmatico nel 2015, dal 2,1% allo 0,9% nel 2016 e dall’1,8% allo 0,4% nel 2017, qualora non venisse confermata l’imu che è stimata valere 7 decimi di punto nel 2015 (11,7 miliardi), 8 nel 2016 e 2017 (13-14 miliardi). Se l’Imu fosse confermata, invece, le manovre necessarie scenderebbero a 3 miliardi nel 2015 (0,2 punti di pil), 7 miliardi nel 2016 e 10-11 nel 2017. Tutto questo senza considerare che il fiscal compact ci impone di ridurre il debito di un ventesimo l’anno a partire dal 2015.



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