Venerdi, 24 marzo 2017 - ORE:13:01

Per un’economia sostenibile


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Economia Sostenibile – I nostri cieli non sono più quelli mistici che accompagnarono nei secoli le più grandi società antiche, non sono più neanche gli stessi che i nonni di oggi osservavano incantati da bambini.

Aeroplani, satelliti, navicelle spaziali… Sono ancora stelle quelle che si vedono di notte?

E’ assolutamente un problema che non si pone e del quale comunque ormai pochi si interessano, perchè le stelle non ci sono più. Senza andare troppo in alto nell’atmosfera, basta alzare lo sguardo quando il crepuscolo serale si è allontanato per accorgersi che un altro giorno è incominciato.

Una schiera di lampadine di ogni forma e colore si estende tra i vicoli e per le strade grandi delle nostre città. Non possiamo meravigliarci se non abbiamo più la poesia romantica ottocentesca: di stelle non c’è n’è più neanche l’ombra. Pardon, la luce. Il problema è serio e non interessa solo la scrittura creativa e gli innamorati fuori dal tempo: la “bega”, oggi come oggi, è economica.

Per fini probabilmente ben lontani dal risparmio nasceva nel 2000 l’associazione “Cielobuio Coordinamento per la Protezione del Cielo Notturno”, all’articolo 3 del suo statuto si legge: «L’associazione è apartitica e senza fine di lucro ed ha lo scopo di: opporsi alle multiformi manifestazioni di degrado della qualità della vita e degli equilibri degli habitat; sostenere ogni iniziativa volta a coinvolgere le Autorità civili, religiose, politiche ed accademiche in ogni forma di attività mirata alla salvaguardia della visione della volta stellata immune dall’inquinamento prodotto da innumerevoli luci….»

A maggio una consultazione pubblica indetta dal commissario per la spending review Bondi, per la segnalazione di sprechi ed inefficienze, ha visto una moltitudine di associazioni e singoli cittadini interessarsi al problema e proprio dall’associazione CieloBuio parte la proposta che dovrebbe diminuire gli sforzi economici per l’illuminazione pubblica, una proposta che potrebbe portare ad un’efficienza sostenibile ad ampio raggio (riportando l’Italia negli standard europei circa la spesa per illuminazione) e ad una visuale della volta stellata nitida, da ogni punto del nostro Stivale.
L’inquinamento luminoso è equivalente all’inquinamento dovuto ai gas di scarico delle fabbriche e delle auto, solo non è visibile, o meglio, rende invisibile… non è mai stato preso seriamente in considerazione nel nostro Paese.

Ora, dopo l’interessamento del Consiglio dei Ministri alla proposta, pare essere giunto il momento della resa dei conti. Sfruttare, si fa per dire, il caos economico per giungere alla prospettiva descritta in quell’articolo 3 sopra citato. Un po’ di numeri, anzi solo uno: 1,3 miliardi di euro è il costo dell’illuminazione pubblica nel nostro Paese e grava principalmente sui Comuni.

Economia sostenibile

La proposta, che in realtà è molto articolata a causa degli investimenti iniziali che comporta, si basa sul principio secondo il quale l’indirizzamento dei raggi luminosi vada confluito SOLO verso il basso, evitando le dispersioni che causano, per l’appunto, il disturbo visivo del cielo notturno. Per farla breve: bisogna illuminare ciò che sta sotto e non sopra.

Questo semplice principio darebbe la possibilità di diminuire l’energia che attualmente sprechiamo per far luce dove non serve. Meno energia, meno costi. E le nuove tecnologie in tal senso non mancano, sono ormai numerosissime sul web le ditte che si sono specializzate e già alcuni Comuni italiani hanno intrapreso la strada verso i cieli del passato.

Incalzano critiche e perplessità. Lo scetticismo in merito è ben radicato, in un Paese di superstizioni, miti e religioni mondiali… Sono tante le voci che si alzano contro la ricetta presentata, fondamentalmente si teme un aumento della criminalità a causa del buio. Eppure gli studi in merito, anche se nessuno ne ha parlato qualcuno già da tempo studia il fenomeno, dimostrano il contrario: maggiore luce nei centri porta uno spostamento dei pericoli, ma più propriamente delle paure, nelle periferie, dove la luce c’è, ma è inferiore… l’abitudine alla luce “a giorno” porta a credere che dove questa manchi si sia allo scuro.
Ma non è certo la luce che dà una sicurezza che non c’è, così rispondono le associazioni. Il dibattito è ancora aperto. Chissà che in un futuro prossimo non siano proprio le stelle a farci sentire rincuorati.



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