Giovedi, 29 giugno 2017 - ORE:02:18

Quattro lezioni di marketing per principianti

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Spiegare l’economia a una come me, che ha sempre avuto 4 in matematica, è una cosa piuttosto difficile. Gli eroi di M4U-Marketing Association for Universities, direttamente dalla Sapienza di Roma, hanno deciso comunque di cimentarsi nell’impresa. L’intraprendenza non gli manca di certo. Come spesso succede nelle università, ci sono tanti corsi attinenti ma non c’era un corso di studi specifico in marketing , e così hanno deciso di mettere insieme teste (e mani) e creare una rete di conoscenze e competenze specifiche e concretamente spendibili, che permettesse a chiunque di “farsi le ossa” e di far da tramite con le risorse umane e le imprese. In appena cinque mesi questo gruppo di appassionati ha messo su una rete di contatti e organizzato incontri prestigiosi dove si parla di come mettere in pratica idee, economia della condivisione, strategie di comunicazione, museo d’impresa etcetc…

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Lezione 1: Sharing Economy

Problema: vuoi un nuovo televisore, uno con uno schermo da paura dove guardare la partita come dio comanda. Ovviamente il prezzo è punitivo. Che si fa allora? Ci si mette in società con coinquilini, fratelli e sorelle per dividerne la spesa ma utilizzandola tutti. Spesa dimezzata e vantaggio raddoppiato. Io e mia sorella, con questo sistema, praticamente ci siamo raddoppiate il guardaroba. E’ una cosa che facciamo tutti (chi divide un appartamento lo sa bene!) ed è il meccanismo alla base della sharing economy. Tendenzialmente è una risposta -parziale- alla crisi, ritornando all’economia della condivisione, ci spiega Filippo Chiricozzi, responsabile dei rapporti con le imprese di M4U che oggi ci fa da Cicerone nell’universo del marketing. Un esempio ‘redditizio’ di sharing economy? BlaBlaCar, la versione moderna (ed efficiente) dell’autostop: ci si organizza per una stessa tratta e si dividono benzina e casello autostradale con il conducente Un po’ come si fa normalmente fra amici, solo su scala nazionale, fra sconosciuti che hanno il plus di pagare di meno e farsi un lungo viaggio in compagnia! Nel resto d’Europa, soprattutto Francia e Spagna, è una realtà comune, ma in Italia siamo un po’ restii. Tutto si basa sul concetto di fiducia, mi spiega Filippo, come quando dividi un appartamento.

Dividere una spesa è utile, ma condividere conoscenze ancora di più: per esempio, nei sistemi open source creati da un brainstorming collettivo, ognuno aggiunge qualcosa per creare un prodotto che rispetti tutte le richieste. Si condividono idee per un prodotto collettivo: così è nato Arduino, un software per pc. Ci sono portali, come TimeRepublik, in cui gli utenti mettono volontariamente le proprie conoscenze e le proprie abilità al servizio degli altri utenti, usando il tempo come moneta di scambio. Per esempio: una consulenza informatica che io ‘ripago’ con una traduzione o dei consigli di cucina. Dopotutto, se il tempo è denaro, perché il denaro non può essere proprio il tempo?  Facile, economico, efficiente.

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Lezione 2: Start-up!

Segnatevela assolutamente: ‘start-up’ è la parola del momento, un po’ come il “selfie” dell’economia. Se masticate un minimo di inglese intuirete facilmente che significa “avvio”, generalmente di un’attività imprenditoriale. Che si tratti di un’attività “concreta” con una sede fisica o solo online poco importa: una start up è una piccola impresa che nasce, e che prima non esisteva. La parola d’ordine quindi è originalità. Complice il periodo di crisi, la strategia migliore per entrare sul mercato adesso è guardarsi intorno e capire quale gap di mercato si può colmare, e, ci assicura Filippo, le idee vincenti spesso sono le più semplici! Prendete per esempio Qurami: un’app che praticamente fa la fila al posto tuo. Si, avete capito bene: anziché fare le corse per lo sportello della segreteria e aspettare un’ora con il bigliettino numero 345 in mano (e allo sportello c’è il 23, se almeno mi fossi portata il libro per studiare!) con Qurami ci pensa il tuo smartphone a ‘prendere il numero’ e ad aggiornarti su come procede la fila, mentre tu fai altro. Comodo no?

Le start up nascono generalmente quando si ha una buona idea in testa e pochi soldi in tasca: è relativamente facile per un bravo programmatore metter su un progetto valido, ma il bello viene dopo, cioè trasformarla in realtà. Serve qualcuno che investa nella tua idea, magari un angel investor che, forte di un buon patrimonio personale, decidono di rischiare investendo in un’idea che gli sembra particolarmente fruttuosa, oppure con formule di micro-seeding (per un progetto nuovo e non ancora ben definito) o seeding (per start-up già avviate).

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Lezione 3: Museo d’Impresa

Il titolo di uno dei loro ultimi incontri organizzati alla Sapienza mi incuriosisce molto. Ammetto che mi sto appassionando a questo nuovo modo di fare business, ma quando sento parlare di ‘arte’ mi si drizzano le antenne. Soprattutto nel paese dove ‘con la cultura non si mangia’ parlare di “Arte, Impresa e Mercato” mi sembra estremamente interessante. Ma cos’è questo museo d’impresa? Un nuovo modo di finanziamento ai siti artistici? Tutt’altro, mi spiegano: prendiamo per esempio la tedesca Würth, azienda specializzata in materiali da lavoro. Ha deciso di allestire, nei propri spazi aziendali, un vero e proprio museo.

La domanda che mi viene in mente è … perché? Perché è un punto di incontro, di aggregazione sociale, perché è un luogo aperto a tutti e ti permette di accostarti ad una realtà un po’ grigia come quella di un’industria attraverso l’arte e un feeling positivo per i suoi clienti (e operai, che sono i primi a godere della vista!) «Un efficace strumento di comunicazione delle capacità dell’azienda, che costituiscono un potente veicolo per la propagazione della sua immagine» Lo ha definito Sara Ricci, responsabile del museo Ferragamo a Firenze. Ma già altri, come Piaggio o Ferrari, ci stanno pensando.

Lezione 4: Consigli per entrapreneurs in erba

Per chiudere la nostra chiacchierata, abbiamo chiesto a M4U qualche consiglio per chi avesse voglia di mettersi in gioco, vista la loro esperienza. «Andate all’estero: capisci meglio come funziona la realtà italiana da fuori, guardando in prospettiva e parlando con i tuoi coetanei abroad» mi spiega Filippo «Fuori è quasi normale prendersi un gap year se non hai le idee chiare sul tuo futuro; mentre qui è tutto a tappe obbligate e spesso ci si perde» Take your time, insomma, vai fuori, fai le tue esperienze e vedi come funziona il mondo oltre la siepe. Tutto di guadagnato per quando tornerai e dovrai ‘spendere’ conoscenze nel tuo lavoro. E qualunque idea abbiate, non sottovalutate il ruolo di una comunicazione efficiente: mai snobbare i social, se la pubblicità era l’anima del commercio i social ora sono la finestra più ghiotta per affacciarsi sul mercato. Ricapitolando: un’idea originale in grado di semplificare la vita alle persone, un design pulito ed accattivante, una strategia di comunicazione vincente, magari un occhio all’ambiente, tanta faccia tosta e un pizzico di fortuna. Un ultimo consiglio, da parte di chi vi scrive: tenete d’occhio il calendario degli incontri di M4U, che fra i nuovi mercati  e le strategie di posizionamento online, c’è sempre qualcosa di nuovo imparare! Segnato tutto? Allora in bocca al lupo!

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