Martedi, 25 luglio 2017 - ORE:00:47

Oltre un milione di licenziati per strada


licenziati

Lo dicevano, inascoltati, i sindacalisti quando si parlava di modifiche all’articolo 18 per rendere più facili i licenziamenti. In Italia, spiegavano, licenziare si può ed eccome; e il nostro mercato del lavoro è uno dei più «mobili» d’Europa. I numeri – ufficiali, perché a diramarli è il ministero del Lavoro – non solo confermano questa analisi.

Rimane ancora più grave il dato sulle assunzioni

Ma chiariscono che in Italia il problema vero non è quello dei licenziamenti: semmai è quello delle assunzioni. Che non ci sono. A maggior ragione in tempi di gravissima crisi come questi.

E così, come dicono i dati del Sistema delle comunicazioni obbligatorie, che dà conto ufficialmente e regolarmente dell’andamento dei rapporti di lavoro, nel nostro paese nel 2012 i licenziamenti sono stati oltre un milione: per la precisione, 1.027.462. È un aumento del 13,9 per cento rispetto ai 901,796 del 2011. Ma particolarmente allarmante, tuttavia, appare il dato degli ultimi tre mesi del 2012, quando i licenziamenti hanno raggiunto il livello massimo di 329.259, in aumento del 15,1% sullo stesso periodo del 2011.

Ovviamente qui si contano semplicemente i licenziamenti, ovvero le interruzioni dei rapporti di lavoro, e non il numero esatto delle persone licenziate. Nulla esclude che nel corso di dodici mesi un lavoratore abbia attivato e concluso anche più di un rapporto di lavoro. E nulla esclude che alcune interruzioni siano volontarie o dovute alla scelta di qualcuno di mettersi in proprio. Certo è che la tendenza è chiarissima: la crisi va avanti da diversi anni, e nel corso di questi anni il numero delle persone che hanno perso o lasciato l’impiego è andato progressivamente aumentando, fino al periodo più nero, quello relativo all’ultimo trimestre dello scorso anno, quando sono stati espulsi quasi 330mila lavoratori. E il 2012, oltre a essere un anno di crisi, è anche l’anno in cui ha cominciato a dispiegare i suoi effetti la riforma Fornero del mercato del lavoro, con la modifica dell’articolo 18. Modifica il cui peso è obiettivamente difficile valutare in questi dati.

Il 2012 è stato un anno umiliante

Resta il fatto che nell’intero 2012 sono stati attivati circa 10,2 milioni di rapporti di lavoro a fronte di quasi 10,4 milioni cessati, nel complesso, tra dimissioni, pensionamenti, scadenze di contratti e licenziamenti, voce nella quale rientrano sia quelli collettivi, sia quelli individuali (per giusta causa, per giustificato motivo oggettivo o soggettivo). Se a questi numeri si accompagnano quelli degli 1,8 milioni di lavoratori che hanno vissuto l’esperienza della cassa integrazione, il milione e mezzo che ha avuto un assegno di disoccupazione e i 2,7 milioni di disoccupati certificati dall’Istat, il quadro del dramma del mondo del lavoro appare in tutta la sua evidenza.



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